Ecce imprimatur?

21 AGO 20
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Scriveva nel ’79 Montanelli, riguardo alle parole del neoeletto PapaGiovanni Paolo II sulla legislazione abortiva «lesiva della giustizia»(discorso ai Medici Cattolici Italiani) e sulle polemiche da esse suscitate:«secondo i seguaci della Chiesa in movimento, la Chiesa dovrebbe“aggiornarsi”. Strano concetto […] la Chiesa procede per veritàeterne, alle quali si può credere o non credere, ma che essendo eterne, nonsono aggiornabili». E, aggiungeva, con amarezza: «noi italiani con leresponsabilità ce la intendiamo poco. Vogliamo fare il socialismod’accordo coi capitalisti, la rivoluzione col consenso dei Carabinieri, ei peccati con la benedizione del papa: non ci basta averli sottrattiall’indice, ci vogliamo l’imprimatur». Oggi, a richiedere che la Chiesasi adegui alla cultura dominante è buona parte dei cattolici occidentali el’elezione al soglio di Pietro di Francesco sembra offrire una spondainsperata. Fatico a non chiedermi se il codazzo di abortisti, divorzisti,adulteri, omosessuali e amanti di preti, tutti e tutte bramosi di pontificioimprimatur, non abbia davvero trovato, quasi alla fine del mondo, chi puòsvendere misericordia e dimenticar giustizia. Le verità eterne“impopolari” sembrano inchinarsi di fronte allo Zeitgeist, come se,nell’era dell’iper-democrazia, decidere del Bene e del Male sia compitodi fedeli sempre più refrattari alla responsabilità, al sacrificio eall’obbedienza. Infatti, se da un lato Bergoglio ripete che non è suaambizione cambiare la dottrina, dall’altro lato ha sancito la fine dellabattaglia sui valori non negoziabili combattuta dai suoi predecessori.Intervistato da de Bortoli, pensiona la tesi un po’ orwelliana dei valori“più uguali degli altri” con una metafora: «non posso dire che tra ledita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra». Strana visionedell’anatomia umana. Diceva Padron ‘Ntoni: «il dito grosso deve far dadito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo».